GRUPPO CRITICITA' E DISAGI  Materiale prodotto



​Nonostante il diffuso ottimismo per la Moda e il Design, qualità che rappresenterebbero Milano, dobbiamo constatare che queste discipline non si trasferiscono poi a tutti gli interventi edilizi, di arredo urbano e dell’urbanistica in città. Milano invece è una città che oltre ad avere  carenze nei “fondamentali”( reticolo idrico, centri di interscambio merci, carenza di stadi per lo sport che non sia il calcio, rete stradale cittadina incompleta che forma zone intercluse, indecisioni sulle scelte di servizi raddoppiati, come Linate- Malpensa, fiera Rho- Milano eccetera.) presenta una struttura amministrativa che non solo non è stata in grado di recuperare le carenze del passato ma non ha saputo produrre normative chiare per impedire per esempio i negativi esiti delle operazioni sottotetti, parcheggi, loft, recupero aree dismesse e zone B2. Certo, dopo tanti anni si completa il Centro Direzionale ( del piano del 53) ma solo grazie ad un intervento decisivo di un operatore USA, e visti i numerosi progetti e concorsi predisposti dagli anni 80, forse non nel modo migliore.

Restano quindi criticità e disagi che si potrebbero così riassumere in breve:

1)  Recupero delle piazze e formazione di parcheggi sotterranei sotto di esse, con l’attuale normativa del Piano Parcheggi largamente deficitaria proprio negli obbiettivi da raggiungere, attorno a quelli realizzati solo un make-up superficiale, ma il disagio dei parcheggi attorno esiste ancora. E spesso anche il make-up superficiale è sciatto e propone inaccettabili volumi per i servizi di accesso. Occorre obbligare l’Amministrazione ad eliminare nel progetto approvato tanti posti auto in superficie quanti ne propone il parcheggio interrato.
2)  Milano resta l’unica città europea con le rovine della seconda guerra mondiale ancora in vista nel centro storico, dovute spesso ad accumulo di competenze comunali, regionali e statali che spaventano gli operatori. Questo problema si può solo risolvere con normative in deroga ad hoc, che superino quelle per le zone B2 insufficienti e uguali per tutta la città.
3)  Degrado nelle stazioni bus per l’hinterland portate dai marciapiedi cittadini all’interno dei centri di interscambio trascurando del tutto il confort per l’utenza (piattaforme di buona qualità, sedute e presenza di bar)
4)  Inefficienza del Piano di Salvaguardia dei Navigli verso gli enti pubblici, come le FFS, che utilizzano i ponti in ferro come supporto della pubblicità che li ricopre, privando il Paesaggio di elementi emergenti di valore architettonico.
5)  Sviluppo senza le infrastrutture previste dai vecchi PRG per le zone di ampliamento. Questa carenza  ha portato alla formazione di ampie zone abitate con difficoltà di comunicazione con la stessa città e trasformate in vere e proprie zone intercluse, vissute con grandi disagi specie quando da periferie dormitorio si sono trasformate in vere e proprie down-town decentrate per l’inserimento di servizi attrattivi (ospedali, università e impianti sportivi speciali).
6)  Le sventurate leggi regionali sull’utilizzo dei sottotetti esistenti si sono trasformate in sopralzi di un piano alto solo 2,40 eliminando così la possibilità di avere una varietà tipologica interessante per le destinazioni residenziali. Dal punto di vista estetico questa è materia da Regolamento Edilizio e non da legge Regionale e su questo problema il fallimento delle normative ha messo in rilievo anche un mediocre livello dei progettisti.
7)  Gli interventi sulle aree industriali dismesse hanno dato luogo, per responsabilità di normative vessatorie e procedure lunghissime, alla formazione dei Loft alla milanese, con utilizzazione a residenza non di archeologia industriale, ma di banali capannoni industriali senza nessun valore che non fosse la esagerata volumetria disponibile. E’ ovvio che queste zone, destinate ad un nuovo disegno urbanistico con i necessari servizi, si sono trasformate in un consolidamento dell’esistente con gravi carenze di verde e parcheggi e con nuove funzioni oltretutto illegittime secondo le leggi urbanistiche.
8)  Mediocrità di molti progetti di ristrutturazione urbanistica, come il doppio intervento a Porta Volta, dove sia Archistar che Autoctoni progettisti hanno dato il peggio nel proporre  un nuovo disegno urbano della città. Per il resto è solo vetro come in qualsiasi città del terzo mondo.
9)  Abbandono dei monumenti come elemento importante dell’arredo urbano, aboliti quelli a personaggi (tranne che per quello di Montanelli che sembra fatto controvoglia) sostituiti con intestazioni di nuove strade. Incomprensibili e anche offensivi quelli dell’arte moderna.
10)  L’ abbandono di corso Europa, residuo della Racchetta del piano del 53 in una zona come San Babila già colpita da un monumento copia e incolla ( già realizzato uguale, anni prima, a Sondrio e a Grosio).
11) La nostra città non soffre solamente dei disagi, privazioni e criticità che sorgono sul  soprassuolo, ma questi vengono implementati anche per il suo sottosuolo. L’attività dei vari Enti di servizi incrementano, con le loro continue opere di sbancamento e di reinterro, questi patimenti, sia per la cittadinanza sia per la mobilità in genere. E’ opportuno che questi sottoservizi abbiano una loro collocazione in gallerie tecnologiche e cunicoli (polifere), con una corretta mappatura degli stessi oltre ad un piano regolatore tecnologico dei sottoservizi. Una base cartografica computerizzata è uno strumento primario per il loro coordinamento (Enti). Una politica urbanistica, che prenda in considerazione la possibilità che offre i sottosuolo, è un modo di concepire e regolare trasversalmente l’intero intervento pubblico, al fine di un ritorno positivo e di benessere per il cittadino.
12)  Il nuovo PGT  passa da un interessante tentativo di ipotizzare un nuovo assetto della città, coraggioso come si deve in momenti di crisi economica, ad un’altra versione che si rattrappisce sulla conservazione dell’esistente con una inammissibile autarchia urbanistica, che in questi momenti, nei quali sarebbe meglio pensare in grande, porterà al declino di Milano.
13)  In città sono presenti frontespizi nudi difficilmente ricopribili da nuove costruzioni, che interrompono cortine edilizie omogenee causando grave pregiudizio all’ estetica della città. Questi sono spesso sede di pubblicità con pannelli standard appesi ad essi. Occorre censire queste superfici e utilizzarle con “murales” su tutta la superficie, utilizzando concorsi aperti a tutti gli artisti dell’estetica della città.
Va anche stroncata la possibilità di circondare terreni o capannoni sul filo strada con pannelli pubblicitari standard come se fossero cortine edilizie. L’uso di questa pubblicità va riservata ai soli cantieri in attività.

Lolla, Patscheider e Zenoni







 

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